Albert Camus
Io regno: è un fatto, quindi è un diritto. Ma un diritto che non si discute: dovrete adattarvi. Non fatevi illusioni, del resto: io regno a modo mio, e sarebbe più esatto dire che io “funziono”. Voi siete un poco romantici, spagnoli, e mi vedreste volentieri sotto l’aspetto di un re negro o di un sontuoso insetto. Si sa: voi avete bisogno di patetico. Ebbene, no. Non ho scettro, io, e ho preso l’aspetto di un sergente. E il mio modo di tormentarvi, perché è bene che siate tormentati: avete tutto da imparare. Il vostro rè ha le unghie sporche e l’uniforme stretta. Non troneggia, siede. Il suo palazzo è una caserma, il suo padiglione da caccia un tribunale. Lo stato d’asse stupida degli innamorati, la contemplazione egoista del paesaggio e la colpevole ironia. Al posto di tutto questo io pongo l’organizzazione. In principio sarà un po’ scomodo per voi, ma finirete per capire che una buona organizzazione vai meglio di un cattivo patetico. dio è proclamato. E così che, notatelo bene, quando arrivo io, il patetico se ne va. E proibito il patetico: e così le altre bagattelle come la ridicola angoscia della felicità, la faccia stupida degli innamorati, la contemplazione egoista del paesaggio e la colpevole ironia. Al posto di tutto questo io pongo l’organizzazione. In principio sarà un po’ scomodo per voi, ma finirete per capire che una buona organizzazione vai meglio di un cattivo patetico.
- tratto da “La Peste”
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postato da 1hollygolightly1
