Parigi impazza al lucore del gas. Simile a una campana a morto
Rintocca un’ora. Cantate! Folleggiate! La vita è corta,
Tutto è inutile, - e aguzzate gli occhi, lassù, la Luna sogna
Scostante come ai tempi in cui l’uomo non c’era in giro.
Ah! Che destino banale! Tutto brilla e poi svanisce,
Adescandoci d’infinito con il Vero e l’Amore maiuscoli;
E così andremo, finché madre terra
Esploderà come altri pianeti senza lasciare segno.
E al sottoscritto quanti giorni restano da vivere?
Mi butto per terra, grido, rabbrividisco.
Davanti ai secoli ritenuti d’oro per sempre sonnacchiosi
Nel Nulla senza cuore dal quale non c’è un Dio che ci salvi.
Ed ecco che nella notturna quiete ascolto
Un trepestio sonoro, un sempliciotto canto melanconico
D’un operaio di ritorno dalla festa che cerca ubriaco
Qualche derelitto cantuccio.
Oh! la vita è troppo triste, incurabilmente triste!
Nelle feste comandate e terrene ho sempre singhiozzato!
“Vanità, vanità, tutto è vanità!”
-E poi pensavo tra me: dove saranno finite le ceneri
del cantore dei salmi?”
Jules Laforgue, Sera di Carnevale
